Clinical Case Report del Dott. Giorgio Polara

La sostituzione immediata del dente singolo è diventata una pratica implantologica ormai consueta. Inizialmente questa metodica è stata riservata alla sostituzione dei denti presenti in zone ad alta valenza estetica. Qui la forma dell’alveolo residuo post estrattivo ha semplificato di molto il raggiungimento di una ottimale stabilità primaria dell’impianto grazie agli alti valori di bone to implant contact (BIC).

L’applicazione di questa metodica in zona molare è stata inizialmente evitata per motivi anatomici e meccanici. La presenza di alveoli residui multi-radicolati, esitanti dall’estrazione dei molari non recuperabili, rende necessaria una curva di apprendimento, data l’impossibilità di stabilire un contatto dell’impianto con le pareti mesio-distali dell’alveolo residuo.3 Spesso, infatti, negli ampi alveoli che residuano dall’estrazione dei molari, l’ancoraggio dell’impianto può avvenire solo in corrispondenza dell’osso basale e/o dei setti inter radicolari, senza la possibilità di far ingaggiare le pareti ossee circonferenziali.

Lo stesso ancoraggio dell’impianto all’osso basale delle volte può risultare insufficiente a causa della presenza di importanti strutture anatomiche, come il seno mascellare nell’arcata superiore e il nervo alveolare nella mandibola, che limitano la quantità di osso disponibile.

Un altro fattore che ha limitato nei decenni precedenti l’applicazione della metodica in area molare è stata l’entità delle forze che si sviluppano durante la masticazione. Queste sono molto più forti nei settori posteriori e quindi posso interferire molto di più sul processo di osteointegrazione dell’impianto.

Oggi l’utilizzo di impianti con spire ampie e sottili e tecniche di sottopreparazione del sito permetto un bite-in-bone che conferisce all’impianto una ottimale stabilità primaria con il raggiungimento di elevati torque di inserzione. Si è visto infatti che sia gli elevati torque di inserzione dell’impianto che carichi masticatori moderati e controllati non risultano detrimentali ma favoriscono il processo di osteointegrazione.

È noto che l’inserimento di un impianto in un alveolo post-estrattivo non è in grado di prevenire il rimodellamento delle pareti ossee. L’inserimento dell’impianto secondo la metodica standard o l’inserimento post estrattivo senza un provvisorio che sostenga i tessuti, sono metodiche con le quali non viene guidata la guarigione dei tessuti stessi che vengono sottoposti ad un processo di riassorbimento sia della componente verticale che di quella orizzontale.

Questo ha reso pratica routinaria nei settori anteriori, il collegamento di un provvisorio all’impianto immediatamente dopo l’inserzione dello stesso, con il fine di sostenere i tessuti molli e minimizzare gli effetti del rimaneggiamento osseo. La stessa metodica è sempre più spesso applicata anche nei settori posteriori piuttosto che per le necessità estetiche, la provvisorizzazione immediata, ha il fine di mantenere i volumi ossei e la fisiologica architettura dei tessuti.

Caso Clinico

Nel Dicembre del 2017 un paziente si è presentato riferendo un trauma che aveva causato la frattura coronale di 46. L’esame obiettivo confermava una frattura verticale della corona tale da non rendere possibile una riabilitazione dell’elemento dentario.

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