Clinical Case Report del Dott. Luca Briccoli, Dott.ssa Silvia De Pasquale e Dott. Giovanni Equi

Le tecniche riabilitative su impianti sono associate ad alti tassi di sopravvivenza e rappresentano un metodo affidabile di riabilitazione protesica. I progressi avvenuti nel tempo hanno aumentato in modo significativo anche le aspettative del paziente sia da un punto di vista estetico sia funzionale.

Un problema rilevante per il protesista, è dato da un impianto perfettamente osteointegrato che non sempre si traduce in un impianto ben posizionato ed uno mal posizionato rende difficoltoso l’ottenimento di un buon risultato a breve e lungo termine. In letteratura troviamo diversi articoli che parlano del corretto posizionamento implantare.

La posizione vestibolo-palatale dell’impianto dovrebbe essere a circa 1,5 mm più palatale rispetto al profilo di emergenza previsto del margine gengivale della corona. Se l’asse dell’impianto risulta più vestibolare, il restauro definitivo determinerà una compressione dei tessuti molli con l’inevitabile, e spesso dannosa, recessione gengivale. La testa dell’impianto dovrebbe trovarsi a circa 3 mm in posizione apicale rispetto al margine vestibolo-gengivale previsto del restauro protesico. In questo modo otteniamo una corretta ampiezza biologica intorno agli impianti (circa 3 mm). La posizione mesio-distale dell’impianto dovrebbe essere al centro della linea che unisce i due denti adiacenti altrimenti, lo spazio minimo da mantenere fra l’impianto e il dente adiacente, dovrebbe essere di circa 1,5 mm. Tale spazio è necessario sia per la maturazione della papilla, anche se per il riempimento completo dello spazio entrano in gioco altri fattori, sia per facilitate l’igiene domiciliare da parte del paziente.

Gli errori di posizionamento implantare sono di difficile risoluzione per il protesista in quanto possono aumentare le difficoltà riabilitative da un punto di vista estetico e funzionale. Per limitare questo problema le case produttrici di impianti hanno sviluppato, e sviluppano continuamente, nuovi pilastri con il fine di modificare e migliorare la traiettoria del cono di accesso della vite che è causa di inevitabili complicanze.

L’utilizzo del pilastro Tissueangle, con l’apposita vite ed il driver dedicato, permette di riportare l’emergenza protesica in una posizione più corretta. Si riducono sensibilmente sia il numero di complicanze tecniche, come fratture del materiale estetico di rivestimento e l’allentamento della vite di fissaggio, sia le complicanze biologiche migliorando l’accessibilità per una corretta igiene domiciliare. D’altronde, è facilmente intuibile che i restauri protesici, non facilmente accessibili ad un’attenta igiene domiciliare, possono presentare più mucositi o perimplantiti rispetto a restauri protesici con facilità di accesso.

Perché dovrei utilizzare il pilastro Tissueangle?

Per correggere con la protesi gli errori di inserimento implantare, migliorando l’estetica.

La corretta inclinazione dell’impianto è fondamentale per ottenere un ottimo risultato estetico. Le conclusioni di un articolo (Saadoun et al 1999) indicano che lo spazio mesio-distale da mantenere fra impianto e dente dovrebbe essere di 1,5 mm. Non sbagliare tale distanza, è fondamentale sia per concorrere alla futura maturazione della papilla, sia per protesizzare adeguatamente, ottenendo forme piacevolmente integrate al resto dei denti. Utilizzare il Tissueangle serve per modificare e correggere un errato asse implantare, migliorando sensibilmente il risultato estetico riabilitativo.

Per creare profili di emergenza corretti, che facilitano l’igiene orale, anche nei casi di errato posizionamento implantare. L’errato posizionamento implantare riduce la salute e la stabilità dei tessuti circostanti anche per la difficoltà di realizzare protesi facilmente detergibili da parte dei pazienti. I restauri protesici di difficile detersione presentano più perimplantiti rispetto a quelli che risultano più facilmente detergibili in ambito domiciliare. Questi ultimi, come risulta da uno studio condotto da (Serino et al. nel 2009), concorrono alla riduzione del numero di perimplantiti. Pertanto, l’utilizzo del Tissueangle risulta utile anche nei casi di errato posizionamento implantare per la realizzazione di protesi con un facile accesso per l’igiene domiciliare.

Per cementare la corona protesica alla base in titanio con una tecnica extraorale, azzerando così il rischio di lasciare residui di cemento sotto gengiva. In uno studio clinico (Jepsen et al, 2015) è stato rilevato come l’eccesso di cemento subgengivale, se non completamente rimosso dopo la cementazione della protesi implantare, possa rappresentare un indicatore di rischio per lo sviluppo delle malattie perimplantari. Molte volte ciò può essere causato da un errore tecnico nel posizionamento della finishline protesica. Difatti, se quest’ultima risulta troppo subgengivale, i residui di materialepost cementazione sono di difficile o impossibile rimozione.

La tecnica del Tissueangle elimina il rischio di errore e riduce in maniera importante una serie di svantaggi: quelli derivanti dall’utilizzo di una protesi di tipo cementato, come ad esempio la maggiore facilità a lasciare residui di cemento subgengivali e quelli derivanti dall’utilizzo di una protesi avvitata come la perdita di precisione del pilastro protesico dovuta essenzialmente agli stress termici da fusione e ceramizzazione.

Per ridurre il rischio di allentamento o rottura della vite che collega il pilastro protesico all’impianto. Le due systematic reviews che mettono in comparazione le complicanze tra protesi avvitata e protesi cementata, (Sailer et al. 2012; Wittneben et al. 2014), evidenziano come nella protesi avvitata le più frequenti complicanze siano di tipo biomeccanico; un esempio è l’allentamento della vite protesica dovuto anche alla perdita di precisione dell’ingaggio pilastro-impianto.

Con la tecnica del Tissueangle, il pilastro implantare a contatto con l’impianto non subisce stress termici (surriscaldamento per fusione della sovrastruttura e le inevitabili e quanto mai dannose ossidazioni durante le fasi di ceramizzazione della sovrastruttura). L’ingaggio protesico, con questa tecnica, non perde precisione e di conseguenza riduce in maniera drastica la percentuale di complicanze meccaniche.

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