Articolo del Dott. Alessio Franchina, relatore al Congresso di primavera Biomax di Abano Terme (3-4 Aprile 2020)

Un giorno senza un sorriso è un giorno perso. Queste celebri e spesso citate parole di Charlie Chaplin, contengono l’essenza della nostra professione e dei nostri sforzi mirati a ridare al sorriso dei nostri pazienti naturalezza e spontaneità.

Molto spesso ci troviamo a trattare pazienti che nel tempo hanno perso svariati elementi dentari con conseguente disarmonia sia del sorriso che della funzione masticatoria.

Questi stessi pazienti ci chiedono frequentemente terapie caratterizzate da efficacia, scarsa invasività e rapidità, tutte peculiarità che spesso è possibile soddisfare. 

Ormai da diversi anni la tecnologia digitale è entrata nei nostri flussi di lavoro in maniera molto rilevante e mai come adesso, l’approccio multidisciplinare al paziente, dalla diagnosi alla terapia, risulta pervaso da tali elementi hi-tech.

Il tema di questo articolo è legato alle modalità di comunicazione al paziente di un piano di trattamento implanto-protesico, ovvero ai mezzi che oggi disponiamo per far “vedere” al paziente, ciò che un tempo poteva solo immaginare.

Per meglio comprendere il contesto di cui parliamo, è necessario fare chiarezza sulle informazioni che il clinico deve raccogliere per arrivare a prefigurare un certo piano di trattamento. 

Volendo fare un parallelo con il mondo dell’ingegneria, quando è necessario fare un progetto, per esempio nel campo dell’edilizia, l’ingegnere raccoglie le informazioni inerenti il terreno, esegue i calcoli per definire la stabilità del futuro immobile e quindi procede con la realizzazione di un progetto, completo di eventuali rendering.

In ordine cronologico, un paziente che necessita un trattamento riabilitativo complesso richiede:

  1. Un’impronta convenzionale o digitale delle arcate e delle fotografie (Foto 1-2)
  2. Un esame radiografico 3D, conosciuto come Cone Beam
  3. Uno quadro radiografico 2D, conosciuto come Status Rx
  4. Una pianificazione protesica o ceratura diagnostica (la creazione del progetto dei futuri denti del paziente) (Foto 3-4-5)
  5. Una pianificazione implantare virtuale (il progetto della posizione degli impianti realizzato al computer)

 

Foto 1 - Scansioni intraorali delle arcate dentali

Foto 1 – Scansioni intraorali delle arcate dentali

Foto 2 - Fotografie pre-trattamento

Foto 2 – Fotografie pre-trattamento

 

Foto 3    Foto 4 - Smile design 3D analisi estetica    Foto 5

Foto 3, 4 e 5 – Smile Creator (situazione iniziale), Smile Creator (analisi estetica), Smile Creator (ipotetica soluzione protesica finale).

Foto 6

Foto 6: Situazione iniziale – modello 3D – situazione finale

 

Solo una volta chiarito come procedere è possibile dare corso al piano di cura.

Addentrandoci nella tematica bisognerebbe prima chiedersi cos’è un’impronta e perché viene eseguita? 

L’impronta è l’esecuzione di uno stampo della dentatura, che normalmente viene presa con materiali plastici (es. di tipo idrocolloide o siliconico), volta a darci la possibilità di avere una “copia” di ciò che esiste realmente in bocca per fini diagnostici e terapeutici.

Oggi, sempre più spesso, l’impronta convenzionale viene sostituita con l’impronta digitale, ottenuta tramite una scansione ottica delle due arcate. I vantaggi sono svariati:

  • È molto “gradita” dai pazienti perché non richiede l’utilizzo di paste o altri materiali poco gradevoli
  • É veloce 
  • Non richiede anestesia
  • Aumenta la velocità di comunicazione studio-laboratorio
  • Non richiede un archivio fisico
  • Può essere sempre recuperata (è un file!)

Le fotografie extra e intra-orali rappresentano il secondo e indispensabile step di una valutazione diagnostica del nostro paziente.

Le radiografie, 2D e 3D, servono invece per eseguire un progetto chirurgico, finalizzato alla corretta scelta della migliore sede implantare in relazione ai “futuri” denti.

Da qualche tempo abbiamo anche la possibilità di combinare le immagini fotografiche con quelle ottenute dall’impronta digitale per generare un progetto estetico di ciò che potrà essere realizzato in bocca al paziente.

Note come “smile design”, questa tipologia di indagini diagnostiche sono indicate in tutti i casi in cui è prevista la necessità di previsualizzare il futuro risultato estetico con faccette o protesi supportate da denti e impianti.

Il vero motore di questa soluzione tecnologica sono i software che hanno la capacità di unire le immagini fotografiche con quelle ottenute dallo scanner intraorale e di far eseguire, al clinico o al tecnico, i futuri restauri in maniera totalmente virtuale.

Esiste poi la maniera per far “provare” al paziente queste nuove forme dentali, così come vengono mostrate nel software.

In quel caso il merito è attribuito a un altro strumento tecnologicamente avanzato: la stampante 3D.

Il progetto dei nuovi denti del nostro paziente può essere facilmente stampato con delle resine specifiche, dando poi la possibilità al clinico di riportare, in maniera più o meno provvisoria,  tutte le modifiche ipotizzate e quindi approvare il nuovo progetto protesico.

In taluni casi questa “prova” diventa il nuovo vestito permanente per alcuni denti o protesi già esistenti.

Molto spesso il raggiungimento di un nuovo sorriso è molto più alla portata di quanto non si possa immaginare e poterlo “provare” è un innegabile vantaggio.

Il consiglio che mi sento di dare al paziente è quello di fare uno studio del caso preliminare attraverso il quale valutare quanto descritto nelle righe precedenti.

Curioso di saperne di più? Vieni ad approfondire il lavoro del Dott. Alessio Franchina in occasione del Congresso di Primavera Biomax, che si svolgerà ad Abano Terme (PD) il 3 e 4 Aprile 2020.

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