Da una recente inchiesta del Dentista Moderno è emerso che nonostante la normativa vigente richieda la conoscenza e il rispetto del regolamento sulla radioprotezione (e inoltre lo impone la deontologia professionale), gli odontoiatri a volte faticano ad accettare le regole contenute nel D. Lgs 187/2000, che vivono più come un’incombenza burocratica che non come un utile indirizzo per tutelare il paziente, ma anche se stessi e il personale di studio. Il D.Lgs. 187 del 2000 è una legge dello Stato italiano che si occupa della protezione dei cittadini dai rischi di esposizione a radiazioni ionizzanti (essenzialmente per esami radiologici o per cicli di radioterapia).

Tutte le procedure mediche che comportino l’esposizione a radiazioni ionizzanti, ricorda il Prof. Luigi Rubino (specialista in Odontostomatologia ed esperto in Radiologia odontoiatrica, nonché professore AC presso l’Università di Genova e coordinatore scientifico del Master in Chirurgia computer assistita presso l’Università G. Marconi di Roma), devono essere giustificate e ottimizzate, ed essere regolarmente riviste e aggiornate alla luce del progresso tecnico-scientifico.

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«Se è sufficiente e compatibile con il quesito diagnostico », spiega inoltre il Prof. Rubino, «occorre non dimenticare di avvalersi di tecniche di semeiotica o di tecniche di imaging diverse, come la RM o l’ecografia; di ricorrere alle metodiche tradizionali a minor dose; di impiegare volumi e dosi per quanto possibile ridotti; tutto ciò diviene ancor più imperativo in caso di pazienti pediatrici o di donne gravide».

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